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Informazioni infrannuali nelle S.p.A.

Nello svolgimento della mia attività di Presidente del collegio sindacale ho constatato che diverse S.p.A. non hanno adempiuto all’obbligo della comunicazione infrannuale prevista dall’art. 2381, comma 5, del c.c., (così come modificato dal D.Lg. n. 6/2003). Con la riforma del diritto societario il legislatore ha posto a carico degli organi delegati un nuovo obbligo di legge, in merito all’informazione che gli stessi devono al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale. D’altra parte esso è strettamente collegato anche al fatto che è stato posto a carico degli amministratori non esecutivi, il dovere di agire in modo informato, dovendo, quindi, essi ricevere le informazioni necessarie alla loro valutazione proprio da quei membri del consiglio di amministrazione che sono titolari di deleghe esecutive. Riguardo al contenuto dell’informazione si precisa, nella norma di riferimento, che la stessa deve avere ad oggetto: (i) il generale andamento della gestione; (ii) la prevedibile evoluzione; (iii) le operazioni di maggior rilievo (da individuarsi non solo con riguardo all’aspetto economico; ma anche con riferimento a profili di criticità o di conflitti di interesse); (iv) le operazioni effettuate dalla società e dalle sue controllate. Con riferimento alla parte dell’informativa relativa al “generale andamento della gestione” è stato precisato che con esso il legislatore ha voluto indicare la situazione economica complessiva dell’impresa nel suo profilo dinamico, per cui l’informativa non può esprimersi attraverso valutazioni generiche degli organi delegati; ma deve fondarsi su dati contabili che riassumono in modo chiaro l’andamento dell’attività economica della società nel periodo considerato, seppur sinteticamente. Sul punto mi permetto di osservare che se si confronta la norma di riferimento (v. Art. 2381, comma 5, del c.c.) con quelle previste in materia di società quotate (v. Art. 150 TUF e Art. 81 Reg. Emittenti) si può forse desumere che laddove il legislatore ha inteso dare all’informativa il contenuto e la veste di una vera e propria relazione semestrale lo ha richiesto espressamente. Quanto al luogo in cui la suddetta informazione debba essere fornita, il dubbio interpretativo su cui si è concentrato parte della dottrina deriva dal tenore letterale della norma in cui si è adottato il verbo “riferire” lasciando, quindi, intendere che la comunicazione possa avvenire, anche, in maniera orale nell’ambito di una riunione del consiglio di amministrazione. Tuttavia, anche in questo caso, vi è chi ritiene che proprio per esigenza di maggiore chiarezza e precisione dell’informazione la stessa debba rivestire la forma scritta ed essere comunicata a tutti i componenti del consiglio di amministrazione, anche al di fuori di una adunanza consiliare. Quindi per riferire (anche verbalmente, ma con documenti scritti resi disponibili al consiglio di amministrazione ed al collegio sindacale) il generale andamento della gestione, è indispensabile, a parere di chi scrive, predisporre un bilancio infrannuale dal quale “attingere” quelle preziose informazioni sintetiche che solo un bilancio può esprimere, seppur nella forma abbreviata. Dallo stesso, infatti, è possibile, anche con riferimento al precedente esercizio, estrarre gli indici di copertura delle immobilizzazioni, di tesoreria, di struttura, di grado di indebitamento, di reddito operativo e quant’altro indispensabile per raffrontare, rispetto al precedente esercizio, l’evoluzione dinamica della gestione, e ovviamente la sua prevedibile evoluzione. E’ il caso di ricordare che quest’obbligo incombe anche nelle società senza consiglio di amministrazione e con amministratore unico il quale deve riferire al collegio sindacale le stesse informazioni previste per le società amministrate da un CDA. E’ del tutto superfluo ribadire che tale informazione infrannuale è riferita all’esercizio in corso e non a “cavallo” di due esercizi.

Gario Claudio

«Sono allergico alla nuova finanza»

Crac societari, crisi dei sub-prime, crollo delle borse. La finanza contemporanea ne ha prese di batoste. E da questo mondo, dai tanti “colletti bianchi”, dagli strumenti derivati e pericolosi, occorre starsene in guardia, se non proprio alla larga.

Pubblicato sul dossier Lombardia 2010, di Claudio Gario, commercialista esperto in consulenza societaria internazionale.


«Sono allergico alla nuova finanza»

Già 40 anni fa una società con sede a Ginevra, che per prima portò i Fondi Comuni d’Investimento in Europa, fallì e anche la società di revisione venne condannata dai tribunali americani a un risarcimento danni di oltre 60 milioni di dollari per concorso in falso in bilancio. Questa lezione non servì almondo della finanza italiana, perché il caso venne subito rimosso come un incidente di percorso e, anzi, divenne un esempio da imitare.
Altre società italiane adottarono gli stessi metodi aggressivi di raccolta del risparmio che facevano leva su una rete di promotori finanziari tanto avidi quanto incompetenti, il cui unico scopo era di arricchirsi attraverso un sistema di provvigioni, tipo “catena di Sant’Antonio”, sulle somme che portavano nelle casse delle società. Il sistema finanziario mondiale è opera di grandi gruppi multinazionali e grandi società finanziarie (Goldman Sachs,Morgan Stanley, Solomon Brothers, Merryl Lynch, ecc…) che a loro volta obbediscono a ricchissime famiglie e, chi samai, presto anche cinesi, indiani, russi che stanno accumulando immani ricchezze con tutti i trucchi del mestiere dal nostro mondo occidentale.
Con le nuove leggi che istituivano la Consob e la certificazione dei bilanci si dava inizio a un lungo processo di trasformazione del nostromercato finanziario, convertendo il sistema della doppia intermediazione bancaria nel finanziamento delle imprese e dello Stato verso l’investimento diretto del risparmio in capitali di rischio tramite la Borsa, una trasformazione di cui le privatizzazioni sono un epifenomeno.
Ho capito che purtroppo anche il mondo della finanza “dai colletti bianchi” è governato da speculatori che manovrano a loro piacimento, che i ratings delle grandi agenzie, dietro l’apparente scientificità delle metodologie di cui sono accreditati, si fondano su presupposti, parametri e numeri archiviati in immensi data base che nella loro soggettività, complessità e variabilità concedono completo arbitrio a chi li stabilisce per usarli come strumenti di potere e di influenza.
Tutte queste cose mi hanno fatto venire una sorta di allergia verso la nuova finanza. E la mia allergia si aggrava quando leggo sui quotidiani attribuire a cause del tutto immaginarie le nostre crisi di borsa, come la scarsa trasparenza informativa, la mancanza di sistemi di governance adeguati, il cattivo funzionamento dei mercati e, soprattutto, le cattive condizioni della nostra economia, per poi proporre infinite leggi e regolamenti di riforma virtuali che causanomali ancorpiù gravi di quelli che avrebbero dovuto curare.
A ben vedere, infatti, a dispetto delle solite e cattive previsioni, per quanto ne so gli italiani hanno sempre vissuto e vivono tuttora alla grande, anche se le loro dichiarazioni dei redditi non sempre lo provano.
A partire dagli anni settanta abbiamo cancellato la tradizione giuridica del Codice di Commercio del 1882 e del Codice Civile del 1942 per adottare come modello di riferimento delle nostre riforme societarie e finanziarie le Securities Regulations del 1933 e 1934, emanate sotto la presidenza di Roosevelt al fine di superare la crisi economica e la crisi della Borsa americana che si verificò nel 1929. Al contrario, queste leggi avrebbero finito col causare altri danni e cioè la formazione di Istituzioni burocratiche e la rovina degli stessi accountants.
Abbiamo creduto che i successi dei mercati finanziari statunitensi fossero dovuti alla buona regolamentazione e all’efficienza del sistema politico e legislativo degliUSA, quando tale sistema si era già rivelato fallimentare.
Del resto, che le crisi del sistema e dei mercati borsistici statunitensi abbiano natura endemica, è testimoniato dai meno recenti casi della Enron e della Worldcom. Le crisi di Borsa italiane altro non sono che il riflesso speculare di questi ben più vasti fenomeni internazionali anche se, come  detto, vengono troppo spesso addebitate all’arretratezza della nostra economia e delle nostre Istituzioni. E così noi pensiamo sempre a fare riforme e poi ancora riforme delle riforme e a
mettere nuove regole per poi accorgerci che tutto resta come prima o va ancora peggio.
Ammetto che qualche vantaggio l’ho tratto anche io dalla nuova finanza.
Anzitutto la mia attività in un contesto internazionale mi ha dato l’opportunità di conoscere molte persone, imparando a distinguere le persone per bene dai lestofanti.
Del resto, sulla porta di Wall street si legge “Caveat Emptor” ovvero “stia attento il compratore”. Purtroppo è un motto molto usato dalla propaganda ipocrita degli speculatori ma mai ascoltato come meriterebbe.
Suggerisco a tutti, invece, di seguirlo e di essere molto prudenti nelle scelte di investimento.
Anzi, consiglio proprio di stare comunque lontani dalla Borsa e dalla finanza se non si è del mestiere. Cautela anche nell’affidare i soldi ai gestori, soprattutto se “sicari” delle grandi società di consulenza finanziaria. I casi Cirio, Parmalat, Bonds argentini, ecc. servono di avviso.
Se volete salvaguardare quanto serve per le necessità di famiglia, cominciate col proteggerlo da attacchi esterni, creando un fondo patrimoniale.
Se poi vi avanzano ancora dei soldi, investite in voi stessi, nella vostra salute fisica ementale e nei valori in cui credete. Se avete delle aziende investite in esse per rafforzarle e lasciarle ai vostri figli, oppure vendetele per consentire loro di fare delle scelte più adatte alle loro inclinazioni o ai tempi che vengono. Almeno così, qualcosa di vero e reale vi dovrebbe restare nel cuore, e magari anche nelle mani.

Gario Claudio

Agenzia delle Entrate e formato PDF/A

Brevissima videoguida su come installare e utilizzare OpenOffice.org per esportare i documenti in formato PDF/A (richiesto dalla Agenzia delle Entrate).

Download ed installazione

Salvataggio dei documenti Excel/Word in formato PDF/A

FakeFloppy aggiunto alla categoria prodotti

Aggiunto FakeFloppy nella categoria prodotti; e’ un programma utile per chi deve utilizzare programmi che richiedono l’uso di files su floppy disks (come ad esempio Entratel) su computer non dotati di lettore (come ad esempio portatili).

Gratuito e compatibile con Windows 2000/XP/Vista/Seven