Crac societari, crisi dei sub-prime, crollo delle borse. La finanza contemporanea ne ha prese di batoste. E da questo mondo, dai tanti “colletti bianchi”, dagli strumenti derivati e pericolosi, occorre starsene in guardia, se non proprio alla larga.
Pubblicato sul dossier Lombardia 2010, di Claudio Gario, commercialista esperto in consulenza societaria internazionale.
«Sono allergico alla nuova finanza»
Già 40 anni fa una società con sede a Ginevra, che per prima portò i Fondi Comuni d’Investimento in Europa, fallì e anche la società di revisione venne condannata dai tribunali americani a un risarcimento danni di oltre 60 milioni di dollari per concorso in falso in bilancio. Questa lezione non servì almondo della finanza italiana, perché il caso venne subito rimosso come un incidente di percorso e, anzi, divenne un esempio da imitare.
Altre società italiane adottarono gli stessi metodi aggressivi di raccolta del risparmio che facevano leva su una rete di promotori finanziari tanto avidi quanto incompetenti, il cui unico scopo era di arricchirsi attraverso un sistema di provvigioni, tipo “catena di Sant’Antonio”, sulle somme che portavano nelle casse delle società. Il sistema finanziario mondiale è opera di grandi gruppi multinazionali e grandi società finanziarie (Goldman Sachs,Morgan Stanley, Solomon Brothers, Merryl Lynch, ecc…) che a loro volta obbediscono a ricchissime famiglie e, chi samai, presto anche cinesi, indiani, russi che stanno accumulando immani ricchezze con tutti i trucchi del mestiere dal nostro mondo occidentale.
Con le nuove leggi che istituivano la Consob e la certificazione dei bilanci si dava inizio a un lungo processo di trasformazione del nostromercato finanziario, convertendo il sistema della doppia intermediazione bancaria nel finanziamento delle imprese e dello Stato verso l’investimento diretto del risparmio in capitali di rischio tramite la Borsa, una trasformazione di cui le privatizzazioni sono un epifenomeno.
Ho capito che purtroppo anche il mondo della finanza “dai colletti bianchi” è governato da speculatori che manovrano a loro piacimento, che i ratings delle grandi agenzie, dietro l’apparente scientificità delle metodologie di cui sono accreditati, si fondano su presupposti, parametri e numeri archiviati in immensi data base che nella loro soggettività, complessità e variabilità concedono completo arbitrio a chi li stabilisce per usarli come strumenti di potere e di influenza.
Tutte queste cose mi hanno fatto venire una sorta di allergia verso la nuova finanza. E la mia allergia si aggrava quando leggo sui quotidiani attribuire a cause del tutto immaginarie le nostre crisi di borsa, come la scarsa trasparenza informativa, la mancanza di sistemi di governance adeguati, il cattivo funzionamento dei mercati e, soprattutto, le cattive condizioni della nostra economia, per poi proporre infinite leggi e regolamenti di riforma virtuali che causanomali ancorpiù gravi di quelli che avrebbero dovuto curare.
A ben vedere, infatti, a dispetto delle solite e cattive previsioni, per quanto ne so gli italiani hanno sempre vissuto e vivono tuttora alla grande, anche se le loro dichiarazioni dei redditi non sempre lo provano.
A partire dagli anni settanta abbiamo cancellato la tradizione giuridica del Codice di Commercio del 1882 e del Codice Civile del 1942 per adottare come modello di riferimento delle nostre riforme societarie e finanziarie le Securities Regulations del 1933 e 1934, emanate sotto la presidenza di Roosevelt al fine di superare la crisi economica e la crisi della Borsa americana che si verificò nel 1929. Al contrario, queste leggi avrebbero finito col causare altri danni e cioè la formazione di Istituzioni burocratiche e la rovina degli stessi accountants.
Abbiamo creduto che i successi dei mercati finanziari statunitensi fossero dovuti alla buona regolamentazione e all’efficienza del sistema politico e legislativo degliUSA, quando tale sistema si era già rivelato fallimentare.
Del resto, che le crisi del sistema e dei mercati borsistici statunitensi abbiano natura endemica, è testimoniato dai meno recenti casi della Enron e della Worldcom. Le crisi di Borsa italiane altro non sono che il riflesso speculare di questi ben più vasti fenomeni internazionali anche se, come detto, vengono troppo spesso addebitate all’arretratezza della nostra economia e delle nostre Istituzioni. E così noi pensiamo sempre a fare riforme e poi ancora riforme delle riforme e a
mettere nuove regole per poi accorgerci che tutto resta come prima o va ancora peggio.
Ammetto che qualche vantaggio l’ho tratto anche io dalla nuova finanza.
Anzitutto la mia attività in un contesto internazionale mi ha dato l’opportunità di conoscere molte persone, imparando a distinguere le persone per bene dai lestofanti.
Del resto, sulla porta di Wall street si legge “Caveat Emptor” ovvero “stia attento il compratore”. Purtroppo è un motto molto usato dalla propaganda ipocrita degli speculatori ma mai ascoltato come meriterebbe.
Suggerisco a tutti, invece, di seguirlo e di essere molto prudenti nelle scelte di investimento.
Anzi, consiglio proprio di stare comunque lontani dalla Borsa e dalla finanza se non si è del mestiere. Cautela anche nell’affidare i soldi ai gestori, soprattutto se “sicari” delle grandi società di consulenza finanziaria. I casi Cirio, Parmalat, Bonds argentini, ecc. servono di avviso.
Se volete salvaguardare quanto serve per le necessità di famiglia, cominciate col proteggerlo da attacchi esterni, creando un fondo patrimoniale.
Se poi vi avanzano ancora dei soldi, investite in voi stessi, nella vostra salute fisica ementale e nei valori in cui credete. Se avete delle aziende investite in esse per rafforzarle e lasciarle ai vostri figli, oppure vendetele per consentire loro di fare delle scelte più adatte alle loro inclinazioni o ai tempi che vengono. Almeno così, qualcosa di vero e reale vi dovrebbe restare nel cuore, e magari anche nelle mani.
Gario Claudio